Pubblicato da: portaleazzurro | 17 luglio 2010

Il Cadore e la Valle di Zoldo

Solo alcuni giorni fa sono riuscito a trovare le foto della vacanza in Val di Zoldo e zone limitrofe, fatta lo scorso anno, in agosto, con degli amici. Fu una vacanza meravigliosa, immersi in un ambiente naturalistico incontaminato, in luoghi di una bellezza assoluta, fatta di camminate lunghissime con qualsiasi tempo, di scalate lungo mulattiere risalenti alla prima guerra mondiale, di tranquille passeggiate serali in tranquillissimi paesini: Pecol, Mareson, Fusine, Pieve di Cadore, Tai di Cadore, Cortina d’Ampezzo. 

Mi cadde tra le mani un depliant turistico sulla Valle di Zoldo e sul Cadore. Ciò che stava scritto in una pagina mi colpì in modo particolare, tanto che ricopiai su un foglio di carta, fra lo sguardo sbigottito di mia moglie, dei miei amici, e della proprietaria della casa in cui eravamo alloggiati, ciò che segue:

 

Dallo Statuto della Comunità di Cadore, anno 1500.

…era comunque consentito il castigo: “Possi ciascuno castigare, percuotere e battere impunemente la moglie, li figlioli, nipoti e altri discendenti  et ancora la concubina purchè per dette percosse non si smacchi o debiliti qualche membro”.

lo stesso diritto (ma non con ferro o con pietra) si estendeva a “li putti datigli ad ammaestrare”, ai servitori, a fantesche, e anche a barattieri, ruffiane e meretrici (fra quelle che si erano concesse per amore a cinque uomini che non siano suoi legittimi concubini).

Vale a dire: tutte le più grandi nefandezze ed efferatezze che l’uomo è in grado di compiere, prima o poi diventano leggenda o materiale per riempire depliants turistici.

La prossima volta che ci viene in mente la nostalgia per le cose di una volta, pensiamoci bene !!!!!


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